Sanità territoriale
Senza Accordo Integrativo regionale la Regione rischia di smontare il modello di assistenza
giovedì 05 novembre 2026
Bari, 5 novembre 2026. La Regione Puglia ha di recente rivendicato i risultati raggiunti sull’assistenza domiciliare integrata e annunciato quasi 24 milioni di euro di quota premiale PNRR da reinvestire per potenziare ulteriormente l’ADI.
"Come pensa la Regione di consolidare e potenziare l’assistenza territoriale e domiciliare se, contemporaneamente, non garantisce continuità e finanziamento all’Accordo Integrativo Regionale della medicina generale?" - si chiede Antonio De Maria, Segretario FIMMG Puglia, sottolineato come rischino di essere vanificati i risultati raggiunti, come l'incremento del 126,9% degli over 65 assistiti a domicilio.
"Chiediamo che venga salvaguardato ciò che ha consentito di costruire negli anni questo modello di assistenza. Non si può celebrare la “Casa come primo luogo di cura” e contemporaneamente mettere in discussione le risorse e l’organizzazione della medicina generale che sul territorio quella casa la raggiunge ogni giorno" - continua De Maria - A rischio in Puglia c’è un modello di assistenza, oltre che l'occupazione di oltre 2mila collaboratori di studio e 800 infermieri, come ha sottolineato in questi giorni il NurSind".
Il problema dell’AIR non può essere considerato una questione interna alla categoria dei medici di medicina generale. Il mancato rifinanziamento dell’Accordo Integrativo Regionale avrebbe infatti conseguenze dirette sull’organizzazione degli studi e, quindi, sull’assistenza garantita ai cittadini, oltre che sul personale di studio e sugli infermieri.
"L’AIR sostiene il personale che consente agli studi di medicina generale di funzionare come vere strutture territoriali. Collaboratori di studio e personale infermieristico rappresentano il filtro organizzativo e assistenziale attraverso il quale i contatti con i cittadini vengono gestiti ogni giorno" - spiega De Maria - Si rischia di tornare al passato, con cittadini che dovranno tornare a mettersi in coda davanti all’ambulatorio anche per una richiesta che oggi può essere gestita in modo semplice e appropriato dal personale dello studio. È esattamente il contrario di quello che dovrebbe essere il potenziamento della sanità territoriale".
Anche l’assistenza domiciliare rischia di pagare il prezzo delle scelte regionali. Per potenziare l’ADI servono professionisti, organizzazione e una medicina generale capace di lavorare sul territorio.
"Abbiamo costruito in anni di lavoro un modello nel quale il cittadino può trovare risposta vicino a casa, il paziente fragile può essere seguito al proprio domicilio, il medico può contare su collaboratori e infermieri e l’assistenza può essere organizzata in modo più moderno ed efficace. Non possiamo tornare indietro di trent’anni" - aggiunge De Maria.
"Noi siamo pronti a fare la nostra parte. Ma pretendiamo che anche la Regione faccia la propria. Non si può chiedere alla medicina generale di aumentare l’assistenza domiciliare, prendere in carico i pazienti cronici, collaborare alla costruzione delle Case di Comunità e contemporaneamente togliere le risorse necessarie a far funzionare gli studi e il personale che li sostiene. La “Casa come primo luogo di cura” non può essere soltanto uno slogan." - conclude De Maria.
